13 mag 2008

Registrazione della Relazione del Prof. Piana

Potete scaricare, o ascoltare direttamente on line, la relazione del Prof Giannino Piana nell'ambito dell'incontro "Fede e storia. Ragioni dell'impegno dei cristiani: presenza o ingerenza?" a questo indirizzo http://www.divshare.com/download/4466372-f16

25 apr 2008

Incontro pubblico con il Prof. Piana venerdì 9 maggio "Fede e storia. Ragioni dell'impegno dei cristiani: presenza o ingerenza?"

In questo anno di confronti con il nostro Vescovo, sui temi della presenza dei cristiani nella società e nella politica e del ruolo della Chiesa nella storia contemporanea, è emersa una tensione ed una dialettica tra due sensibilità che sono apparse difficilmente conciliabili su alcuni temi di fondo:

  • Annuncio evangelico e storicità delle scelte etiche;
  • rapporto tra indicazioni della gerarchia ecclesiastica e autonomia dei laici nelle realtà terrene;
  • storicità o meno del diritto naturale;
  • regime di cristianità e tutela giuridica delle prerogative e delle norme della Chiesa.

Come già ci eravamo proposti, vogliamo offrire un'occasione di riflessione che possa arricchire ed animare al tempo stesso il dibattito all'interno della nostra Chiesa. Per questo abbiamo chiamato a riflettere e a dibattere con noi su questi temi il professor Giannino Piana, già presidente dell'Associazione Italiana dei Teologi Moralisti, docente dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Urbino e conduttore di una rubrica su queste tematiche sul periodico ROCCA. Coordinerà l'incontro Maria Cristina Carratù, giornalista de "La Repubblica"
L'incontro si svolgerà venerdì 9 maggio ore 21 presso l'Istituto Stensen Viale Don Minzoni 25 - Firenze

Scarica la locandina stampabile

12 mar 2008

La risposta del Direttore del Consiglio Pastorale Diocesano alla Lettera alla Chiesa fiorentina - 2

Il 15/02/08, Bianchi Leonardo ha scritto:


Carissimi,

vi ringrazio, innanzitutto, per avere inviato anche al Consiglio Pastorale Diocesano, stavolta, la vostra lettera.
Abbiamo seguito la vostra attività dello scorso anno ed io sono stato anche presente al primo incontro a San Donnino (al secondo non ho potuto partecipare). Ritengo di grande interesse - come ho anche scritto a suo tempo sull'Osservatore toscano - gli stimoli da voi porti alla riflessione comunitaria, e ritengo doveroso tenerne conto nella continua costruzione di una prassi di feconda e vera partecipazione e comunione ecclesiale; personalmente, ho ritenuto di poter leggere il percorso da voi proposto come un significativo contributo alla preparazione della Prima Assemblea Diocesana sulla Famiglia che si è tenuta il 10 novembre scorso, cui immagino abbiate partecipato, caratterizzata per la prima volta da un rilevante numero di Gruppi di lavoro tematici che hanno dato modo a tutti gli intervenuti di esprimersi sui vari temi, con un lavoro che viene adesso recepito in uno Schema di Proposizioni adottato dal Consiglio Pastorale Diocesano e su cui nei prossimi mesi tutta la Comunità Diocesana fiorentina è chiamata a pronunciarsi, anche per migliorarlo ed integrarlo.
La realizzazione di una prassi sinodale di comunione ecclesiale è cosa ben difficile. eppur doverosa, da realizzare nella "ferialità", ma mi pare che non possa alimentarsi neppure soltanto da occasioni di approccio frontale, rilevando, invece, a mio avviso, la maggiore stabilità ed efficacia, ove integrata con questo approccio, di una circolarità del processo partecipativo. Stiamo, tutti insieme, cercando di renderci testimoni della speranza che ci deriva dal Risorto anche nella ricerca di una sincera prassi di comunione ecclesiale, ed, in questo senso, trovo molto pertinente, e coincidente con quanto penso fra l'altro io - per quanto possa valere -, l'esortazione ad una sempre più piena consapevolezza della responsabilità che ci deriva dal far parte della Chiesa: questa è una soglia di coscienza che deve assolutamente crescere in ciascuno dei componenti del popolo di Dio ed in questo nel suo insieme.
Di conseguenza, come Consiglio Pastorale Diocesano in carica da tempo auspichiamo fortemente e promuoviamo una rinnovata e rafforzata consapevolezza del ruolo specifico anche dei laici - non meno che dei presbiteri, diaconi e religiosi -, anche di noi stessi, verso questo obiettivo, come è andato emergendo nelle nostre riunioni da qualche anno a questa parte: tale ruolo va rafforzato proprio a partire dalle Parrocchie, come voi pure riconoscete, anche se non darei per scontata l'inerzia e lo smantellamento delle attività vicariali ufficiali in atto - ma qui il discorso sarebbe lungo e coinvolge le responsabilità per l'appunto anche della cd "base", oltreché dei Parroci, tornando così a quanto detto sopra. Piuttosto, occorre che chi meritoriamente avverte la responsabilità di un impegno personale e comunitario nella partecipazione ecclesiale colga le occasioni offerte in questo senso, senza dimenticare la sensibilità plurale che alberga nella Chiesa proprio per il fatto di essere comunità inclusiva nel segno del Vangelo.
Ed è, allora, proprio in un momento come questo che "si parrà la nostra nobilitate", un momento in cui ci accingiamo a rinnovare in tutta l'Arcidiocesi gli organismi di comunione ecclesiale, Consigli Pastorali Parrocchiali, Vicariali e Diocesano, ed in cui tutte le varie realtà diocesane stanno per essere chiamate ad esprimersi in termini di proposta e di confronto pastorale sul tema della Famiglia - dopo la fase sinodale del "vedere", dell'osservazione - per contribuire, in una prospettiva che alla fine sarà elaborata in termini comunitari a livello diocesano, alla crescita della nostra stessa comunità attraverso una proposta che verrà approvata ed offerta al Cardinale Arcivescovo nel corso della Seconda Assemblea Diocesana sulla Famiglia che si svolgerà ad ottobre, in vista della sua Lettera pastorale sulla famiglia. Come potete vedere, qui non c'è niente che "cala dall'alto", ma anzi molto che parte, per così dire, "dal basso", viene elaborato da quello che il Concilio, il Codice di Diritto canonico e lo Statuto del CPD hanno voluto come l'organismo rappresentativo di tutto il popolo di Dio della nostra Chiesa particolare, e torna nuovamente a coinvolgere tutte le realtà ecclesiali fiorentine, ponendosi in dialogo anche con tutta la comunità locale più diffusamente intesa, comprensiva dunque anche delle realtà extraecclesiali: crediamo che tanto sia necessario per assolvere ad un compito, il nostro, che sia pur in termini perfettibili è proprio quello di promozione, oltre che di espressione, di partecipazione, allestendo un percorso nel quale tutte le voci trovino espressione ed ascolto e concorrano, così, alla definizione di un indirizzo pastorale che marchi, nella ricerca determinata di una comunione con l'Arcivescovo, anche uno stile ecclesiale della nostra Chiesa fiorentina, così ricca, vivace e plurale. Varie sono le difficoltà, ma possiamo farcela, e, dunque, se intendiamo la chiamata a testimoniare la Speranza, dobbiamo farcela.
In questo senso, sono convinto, davvero, che il capitolo da voi aperto possa portare un prezioso ed utile contributo al lavoro che viene svolto in tutta l'Arcidiocesi, e questo è, in definitiva, anche il mio augurio ed il mio sostegno, unito alla più piena disponibilità a rapportarmi, nel rispetto dell'autonomia della vostra iniziativa, con il vostro Gruppo.
Con un caro e sentito ringraziamento per ciò che fate,
Leonardo BIANCHI
Direttore CPD

02 feb 2008

Lettera alla Chiesa Fiorentina - 2

E’ passato circa un anno da quando ci siamo trovati a condividere da credenti le difficoltà su quelle tematiche eticamente sensibili che ci avevano sollecitato in relazione ad eventi successi nella nostra realtà italiana.

La lettera alla Chiesa fiorentina ha suscitato un livello d’interesse che ci ha piacevolmente stupito: centinaia sono state le adesioni, abbiamo organizzato allo Stensen un incontro con Alberto Melloni sulla chiesa nel mondo contemporaneo, che è stato molto partecipato sia come pubblico sia come interventi, il Cardinale Antonelli ha ritenuto di incontrarci in un’assemblea pubblica a S.Donnino nei locali del centro Spazio Reale.

In quella occasione abbiamo spiegato le ragioni delle nostre difficoltà che ci hanno spinto a scrivere questa lettera. Il Cardinale ha evidenziato che la distanza tra quello che noi esprimevamo e il suo pensiero era grande ma non per questo dovevamo fermarci e ci ha invitato ad un successivo incontro a dicembre sul tema della laicità che nelle sue intenzioni (per altro senza averle esplicitate in precedenza) doveva essere una riflessione sui laici e la politica.

Dobbiamo constatare che in questi due incontri ci sono state sollecitazioni interessanti, utili dal punto di vista dello scambio d’opinioni tra credenti che hanno su questi temi approcci diversi, e abbiamo apprezzato la disponibilità del Cardinale a discutere su questi temi.

Riteniamo comunque necessario, che tutti, laici e pastori si compia uno sforzo comune per arrivare ad un vero dialogo tra credenti, i quali hanno, ognuno per la sua storia un pezzetto di verità da condividere con gli altri, evitando semplificazioni sbrigative o tentativi di normalizzazione. L’invito ad “ascoltare la chiesa” riguarda al contempo e reciprocamente laici e pastori, perché tutti componenti dell’unico popolo in cammino verso il Regno, e tutti partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico, regale.

In tale prospettiva vorremmo un supplemento di riflessione sulla condizione dei laici cristiani nella chiesa e sul loro impegno di responsabile autonomia nelle realtà temporali.

Riteniamo che ci sia un aspetto di merito e uno di metodo da affrontare per proseguire il dialogo nella chiesa fiorentina.

Il dibattito sui temi che abbiamo indicato anche nella nostra lettera, che anche in questi mesi è proseguito, è inevitabilmente segnato dalla contingenza politica, un dibattito a cui è necessario partecipare con uno sguardo lungo che attraversi l’attualità, per individuare quei nodi di fondo che spesso si perdono o si confondono. Noi siamo convinti che questi nodi segnano oggi, per vari aspetti, anche il tratto e lo stile della presenza e dell’azione della chiesa cattolica nella società contemporanea.

In particolare ci sembra che la relazione tra l’annuncio evangelico e la ragione umana, tra le scelte etiche che scaturiscono dall’esperienza e dalla riflessione di fede e il sempre richiamato “diritto naturale” rappresenti uno di questi nodi. Senza dubbio, un tema rilevante nel dibattito culturale, certamente complesso e dalle molte implicazioni politiche, che non possiamo consegnare e delegare agli addetti ai lavori, ma che deve diventare oggetto vitale di riflessione diffusa e condivisa anche nelle comunità ecclesiali.

Noi pensiamo, infatti, che dal modo in cui viviamo e pensiamo la relazione tra fede e storia nei suoi molteplici aspetti, derivi la stessa possibilità di comunicazione del messaggio evangelico, messaggio non di condanna ma di accoglienza e di ascolto, così che “la verità non venga concepita come possesso esclusivo, come conquista da difendere ed imporre agli altri” (E. Bianchi); in particolare in questo momento di generale disorientamento in cui è urgente testimoniare la coerenza nella scelta degli ultimi, riaccendere i motivi della speranza e respingere la tentazione del potere, di cui nemmeno la chiesa appare sempre libera. Solo in questa dimensione secondo noi, è possibile per i cittadini credenti operare per quella convergenza etica delle culture che costituisce la necessità e la prospettiva per la convivenza e la democrazia nella società multiculturale.

Sul piano del metodo ci pare che sia possibile un percorso ulteriore di crescita della consapevolezza etica dei membri delle nostre chiese e, al tempo stesso, della dinamica ecclesiale. Infatti accanto all’incontro pubblico potremmo costruire nelle parrocchie, e soprattutto tra le parrocchie, momenti ordinari di riflessione su queste tematiche. Si tratta di guadagnare la duplice consapevolezza che:

1) una riflessione su questi temi richiede anche un lavoro "feriale", di approfondimento, di confronto con la vita vissuta, che ha bisogno dello scambio faccia a faccia e di una continuità di impegno;

2) i laici e le parrocchie hanno il diritto/dovere di "convocare" momenti di riflessione di questo tipo senza aspettare che questi calino "dall'alto".

Non può essere un alibi, ad esempio, l'inerzia e lo smantellamento in atto delle attività vicariali ufficiali, dobbiamo piuttosto sollecitare i preti e le nostre comunità a superare le situazioni di isolamento nelle quali ci chiudiamo, rinunciando ad essere promotori di iniziative comuni di confronto e riflessione.

In questa logica di disseminazione delle riflessioni non saremo noi, questo gruppetto di redattori della "lettera" in quanto tali, gli interlocutori o i promotori di queste iniziative, anche se ciascuno di noi può lavorare in questa direzione negli ambienti dove svolge la sua vita di Chiesa. Possiamo però offrirci di fare da luogo di risonanza riguardo a proposte, iniziative nascenti e realtà già in atto, per favorire la condivisione di simili esperienze, anche attraverso il nostro blog (www.letterachiesafiorentina.blogspot.com).

Ci piacerebbe avere dalle parrocchie un ritorno di opinioni e di fatti su cui, tutti insieme, riflettere.

Gennaio 2008

Mario Batistini, Fabrizio Biagi, Renzo Bonaiuti, Luca Brogioni, Lucia Brundi, Francesca Caderni, Mario Casini, Stefano Cecconi, Manoela Moschi, Carlo Corti, Fabio Corti, Alessandra Daly, Giampiero Donnini, Cristina Ermini, Ugo Faggi, Lorenza Giani, Donata Graziani, Stefano Guidantoni, Alessio Malpassi, Andrea Poggi, Francesco Poggi, Angela Protesti, Laura Ricciarelli, Anna Sbolci, Letizia Scheggi, Paola Ugolini, Alberto Zanobini